KEBAB E PRIMAVERE

Pac-Turchia

Immagini del genere le puoi vedere solo se la Juventus vince il campionato.

Le puoi vedere se sei davanti ad un Apple – STORE alle 6 del mattino a poche ore dell’uscita dell’ultimo apparecchio mentre dei gentili commessi portano cornetto e cappuccino ai nuovi poveri, quelli della “Caritas dei ricchi”.

Immagini del genere le vedi davanti a Palazzo di Giustizia se la Nicole Minetti dichiara di aver amato Silvio Berlusconi e di averci fatto sesso non perché è una “troika” ma perché è un’innamorata errante.

Ops, no. Errore mio. A Milano tutta quella gente non c’è mai stata.

Tutta quella gente.

Si inizia sempre per gioco come quando da bambini si arrivava alle mani dopo un semplice solletico.

Non buttate giù quell’albero. Un colpo di pistola. Il passo è breve.

La protesta si infiamma e la polveriera turca esplode. Istanbul si riempie di gente, di urla, di manganelli. Istanbul si svuota di diritti umani, di giustizia.

Le cariche della polizia hanno già fatto 3 morti. Giovani ragazzi meno fortunati di quelle belle ragazze che si fanno bagnare dall’idrante delle forze armate. No, non parlo ancora di Mr. B e delle sue cene eleganti.

Parlo delle immagini, spesso sfocate, che ci arrivano dai posti lontani.

Immagini di lotta. Di donne e di uomini.

Immagini che non vorremmo vedere mai perché ne abbiamo paura e da qua non sappiamo neppure se essere favorevoli o contrari alla loro protesta.

Come se noi, italioti, potessimo giudicarli.

E allora: il silenzio, l’incertezza.

783.562 km² di superficie e nessun paese “civilizzato” che si azzardi a parlare in maniera oggettiva degli avvenimenti di questi giorni.

Siamo squallidi ma lo sappiamo. Siamo democristiani, che ci vuoi fare.

Una protesta, a mio giudizio, degna di nota. Giusta. O perlomeno che “sembra giusta” ma anche se non lo fosse poco cambia.

Senza i veli, i corani e le pistole come sarebbe oggi la Turchia?

Forse il primo ministro turco Erdogan non avrebbe trovato, ad attenderlo all’aeroporto di Istanbul, oltre 10 mila sostenitori.

Forse sarebbe stata una primavera migliore.

Nelle piazze di ben 78 città turche si canta “Bella ciao”.

Un meraviglioso modo per ricordarci le nostre radici.

Quelle radici che dimentichiamo ogni 25 Aprile.

Morto anche l’ultimo partigiano dovremmo andare a farcela raccontare dai Turchi la Resistenza.

“Bella Ciao”.

Immagini incredibili di persone che cercano di cantare una canzone italiana storpiando a loro modo il testo e la fonetica.

Immagini che forse ritrovi giusto a un concerto di Gigi D’Alessio.

Se il cantante neomelodico napoletano fosse stato il cavallo di battaglia della rivoluzione, sono sincero, avrei votato a favore di unbombardamento aereo.

Su casa D’Alessio, però.

(articolo di Luca Marinangeli)

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